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Da Cenerentola a Peppa: gli stereotipi contro i bambini (maschi)

calzini_Peppa_PigQuesta riflessione salta fuori grazie ad un evento ben preciso, ma frulla nella mia mente di mamma da almeno un paio d’anni.

Ho seguito la prima milanese della Cenerentola di Kenneth Branagh. Cavoli io adoro la storia di Cenerentola e adoro Kenneth Branagh e quindi sui social ho iniziato a leggere prime impressioni e osservazioni sulla pellicola. Poi ho capito che erano state coinvolte tante persone che seguo sul web e che conosco, insieme ai loro bambini!

Alla fine della giornata però ho capito un’altra cosa: che erano state coinvolte sopratutto e preferibilmente le bambine, con le loro mamme.

E allora mi sono domandata: perché? Perché solo bambine e mamme?

Ho due figli maschi e un marito, che fa parte della nuova generazione di padri molto presenti e partecipi della vita dei loro figli. Perché escludere padri e bambini (maschi) dalla comunicazione di un film che rappresenta una storia della tradizione con un tocco decisamente fantasy (da quel che ho inteso guardando il trailer e le immagini).

Ma tralasciando l’attualità passiamo al mio vissuto. Mio figlio grande ha quattro anni e mezzo e adora Peppa Pig, da almeno tre anni Peppa è una sua amica ed è il suo cartone preferito. Lui vive di macchinine (anche se mamma e papà odiano le auto) e Peppa, dico spesso che c’ho il figlio metrosexual.

Noi abbiamo la tazza di Peppa, il bicchiere di Peppa, lo spazzolino di Peppa, i calzini di Peppa. Tutto rigorosamente rosa e dal taglio femminile. Già perché se sei un maschietto, sei discriminato dal merchandising di Peppa e al massimo ti becchi il merchandising di George, che alla fine è un regazzino frignone e fissato coi dinosauri, dai!

Cenerentola, Peppa, la dottoressa Pelouche, in parte i My Little Pony e mi fermo perché già son stufa.

Io sogno un mondo in cui alla prima di un film come Cenerentola sfilino dei papà con figli maschi insieme alle mamme e alle sorelle e una cazzo di maglietta di Peppa Pig bianca, o magari rossa e senza le cazzo di maniche a sbuffo.

About The Author

michela

Dagli studi professionali tra Milano e Torino al blog personale, passando per un’esperienza televisiva che ha segnato la svolta. Tre grandi passioni: la scrittura, il fisco, la semplicità. Sempre in equilibrio tra famiglia e professione tra comunicazione e aggiornamento fiscale.

5 Comments

  1. CloseTheDoor

    Ho una figlia grandicella e un figlio neonato.Rispetto la fase “principessa/fatina” della grande perché ci vuole, ma…. il marketing ossessivamente rosa mi ha *davvero* stufato, e non è vero che le bambine vogliono solo quello, se le propongo cose verdi o blu ma femminili le piacciono molto. E avendo un figlio maschio mi mettono i brividi i preconcetti per cui se un bambino vuole provare cose da femmina “si svirilizza”. Che dire mi fa piacere che stia crescendo la consapevolezza che il sessismo è anche una questione maschile.

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  2. Sabina

    Anche Gabri adora certi cartoni “da femmina”, ma sai che non si turba molto del merchandising femmibile?
    Quindi alla fine mi dico che il problema è nostro (e dei brand che non capiscono che possono allargare il target) e quindi chissene 😉
    Baci!

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    • michela

      Concordo. Anche mio figlio quei calzini e tutto il resto li ha voluti e basta. Il problema sono gli adulti, i figli già stereotipati a due anni e ovviamente i brand che non hanno ancora capito che i maschi stanno cambiando, a partire dai padri che ormai vengono incomprensibilmente esclusi da molte campagne in cui si farebbero coinvolgere più che volentieri.

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  3. M.

    Confermo eccome. Andati a vedere il film di Cenerentola , cinema al completo, su 100 bambini ho visto circa 10 maschi. Una prevalenza netta di mamme e nonne. Incredibile il potere della persuasione.
    È nell’interesse di chi vuole vendere più prodotti creare due canali separati per sesso, basta vedere cosa ha combinato la Lego negli ultimi anni.

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