Salta al contenuto

Libero professionista o ditta individuale? Come scegliere

In una guida su fisco e contributi per freelance il primo passo è sicuramente chiarire il dilemma libero professionista o ditta individuale? Perché bisogna partire con il piede giusto e nel vestito adatto.

Libero professionista o ditta individuale: la distinzione è più semplice di quel che pensi

Facciamola semplice semplice:

  • i liberi professionisti sono soggetti che svolgono un’attività intellettuale (ad esempio un giornalista, un commercialista o un architetto);
  • le ditte individuali invece raggruppano i soggetti che possono essere qualificati come artigiani o commercianti (ad esempio un parrucchiere, un falegname o un fruttivendolo).

In buona sostanza non sei tu a dover scegliere se qualificarti come ditta individuale o libero professionista, lo farà la tua attività.

La domanda che devi porti non è “sono un libero professionista o una ditta individuale?” ma “svolgo un’attività intellettuale, artigiana o commerciale?”

Perché è importante capire in quale gruppo collocarsi?

Perché da questo dipendono gli adempimenti in fase di apertura della partita IVA, o di variazione della stessa, quelli legati ai contributi (INPS e INAIL per intenderci), ma anche le questioni legate al fallimento (in brevissimo ti dico che le ditte individuali possono fallire, i liberi professionisti no, ma ci torneremo).

Ti parlo subito di quel che serve per aprire la partita IVA di liberi professionisti e ditte individuali, mentre nelle prossime puntate di questa guida andrò a sviluppare il tema dei contributi.

Aprire la partita IVA come libero professionista

I liberi professionisti, per aprire la partita IVA e avviare la propria attività, devono fare due cose:

  • compilare e trasmettere all’Agenzia delle Entrate il modello di inizio attività, modello AA9/12;
  • iscriversi alla gestione separata INPS (a meno che non si svolga una professione per la quale esiste una cassa dedicata, come avviene ad esempio per commercialisti e giornalisti).

Entrambe le procedure possono essere fatte telematicamente utilizzando le credenziali personali fornite da Agenzia delle Entrate e INPS oppure le credenziali SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale), credenziali che possono essere utilizzate per tutti i servizi online della Pubblica Amministrazione.

Aprire la partita IVA per un libero professionista in sostanza non ha dei costi, a meno che non si decida di avvalrsi fin da subito del supporto di un buon commercialista (cosa che consiglio caldamente soprattutto a chi vive la burocrazia con ansia e rischia di perdere tempo prezioso del proprio lavoro per seguire gli adempimenti).

Apertura partita IVA e iscrizione INPS vanno fatte entro 30 giorni dall’inizio dell’attività, stessa tempistica anche per tutte le variazioni come un cambio sede ad esempio.

Aprire la partita IVA come ditta individuale

Per le ditte individuali la procedura è tutta diversa.

Occorre infatti iscriversi al Registro delle Imprese attraverso la Comunicazione Unica, un unico documento trasmesso in via telematica che consente di:

  • aprire la partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate;
  • aprire la posizione assicurativa INAIL;
  • richiedere l’iscrizione INPS alle gestioni artigiani o commercianti;
  • richiedere l’iscrizione al Registro delle Imprese.

Per questa operazione occorre dotarsi non solo di credenziali ma anche di un lettore di smart card, poiché occorrerà apporre la firma elettronica al documento, e di una CNS (Carta Nazionale dei Servizi) da richiedere in Camera di Commercio.

Se decidi di fare tutto da solo, il costo sarà pari ai diritti di segreteria (18 euro) più il bollo (17,50 euro), per un totale di 35,50 euro.

Anche in questo caso però il mio consiglio è quello di affidarsi ad un buon consulente che segua tutti gli adempimenti fiscali e contributivi, per non rischiare di trasformare la tua attività in una corsa alle scadenze perdendo il tuo core business.

Nelle prossime settimane svilupperò altri temi relativi a fisco e contributi per freelance, di che cosa vorresti che parlassi? Io sono qui!

Ecco la seconda puntata di questa serie di post: Regime forfettario: conviene?

Published inEconomia & fisco

Sii il primo a commentare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.